Le domande più frequenti e le risposte dei nostri esperti

Dr. Ramella

1. rimuovere le vecchie otturazioni eseguite in amalgama è consigliabile per la nostra salute generale e dentale?
2. è possibile eseguire un intervento di implantologia se si è in presenza di poco osso?
3. la tecnica della TORONTO BRIDGE è una valida soluzione per una riabilitazione protesica in caso di edentulia (mancanza totale di denti)?

 

 

1. Rimuovere le vecchie otturazioni eseguite in amalgama è consigliabile per la nostra salute dentale e generale?

Sempre più spesso i pazienti mi chiedono di sostituire le otturazioni in amalgama con altre "meno tossiche". Questa richiesta mi viene fatta direttamente dal paziente, sensibilizzato da letture specifiche o altre fonti d'informazione. Spesso sono altri medici, a consigliare la sostituzione, perché hanno riscontrato stati d'intossicazione da mercurio, proveniente dall'amalgama.
Un'otturazione in amalgama infatti, contiene mediamente 440 mg di Mercurio e può rilasciare ogni giorno parte di questo mercurio per fenomeni di abrasione (durante la masticazione), corrosione e disgregazione elettrolitica all’interno della cavità orale.

I sali dei cibi, le acque gassate, gli acidi alimentari incrementano ulteriormente la disgregazione delle amalgame.

Il mercurio può essere posto in relazione a tossicità cellulare, neurotossicità con conseguenti malattie neurodegenerative, immunotossicità, danni a carico del sistema endocrino, rischi relativi alla fertilità e allo sviluppo embrionale. In Svezia, Danimarca e Norvegia è bandito l'uso delle amalgame. In Italia è solamente controindicata nelle donne incinte e nei bambini.

Anch’io sono d’accordo sulla tossicità delle otturazioni in amalgama e sulla necessità di doverle rimuovere , molto IMPORTANTE E’ CHE VENGANO RIMOSSE SEGUENDO UN PROTOCOLLO MOLTO SPECIFICO.

Le otturazioni in amalgama vengono sostituite con otturazioni o con intarsi in materiale composito dello stesso colore del dente naturale.

Questi materiali di ultima generazione sono dotati di ottime caratteristiche biologiche e meccaniche, prive di metalli e impurità e quindi assolutamente inerti e biocompatibili.


2. E’ possibile eseguire un intervento di implantologia se si è in presenza di poco osso?

Spesso giungono nel nostro studio pazienti che lamentano la mancanza di osso per una riabilitazione con l’implantologia dentale, ai quali è stato detto di rinunciare alla possibilità di poter avere denti fissi.
In realtà il 95% di questi casi vengono da noi risolti con diverse modalità terapeutiche:

Utilizzo di impianti corti: quelli di lunghezza non superiore agli 8,5 mm. La quantità di tessuto osseo per potere inserire un impianto corto può però ritenersi sufficiente già a soli 5-6 mm.
Le indicazioni per il posizionamento di un impianto corto riguardano soprattutto i casi dove vi sia atrofia ossea verticale (ossia una limitata altezza dell’osso residuo).

Utilizzo di impianti inclinati: il posizionamento inclinato degli impianti dentali permette di superare i limiti anatomici con i quali il chirurgo implantologo ogni giorno si confronta.

  • Nel mascellare superiore l’inclinazione dell’impianto permette di evitare il recesso mesiale del seno mascellare.
  • Nel mascellare inferiore l’inclinazione dell’impianto permette di evitare l’emergenza del nervo alveolare inferiore.


Utilizzo di impianti pterigoidei: l’impianto pterigoideo è un impianto dentale che viene inserito nell’area molare dell’arcata superiore e raggiunge il processo pterigoideo. L’osso in questa zona alle volte presenta delle caratteristiche atte a renderlo ideale per un inserimento di un impianto ed assicurarne la perfetta osteointegrazione. L’impianto pterigoideo è in certi casi la soluzione è ideale per evitare l’innalzamento del seno mascellare.

Inserimento innesto osseo: è il processo di addizione ossea alla struttura esistente per fornire una base adeguata all'inserimento dell’impianto. L'osso della mascella può essere stimolato a crescere grazie a vari metodi sintetici o naturali. Questa può essere un’alternativa od una combinazione di diverse soluzioni. Le possibilità sono:

  • L'uso dell’osso già esistente in bocca. Si ricupera l’osso della vostra bocca poi lo si usa per preparare il settore per implantologia. Questa è la tecnica più semplice ed è più usata.
  • Materiali sintetici. Alcune volte si può scegliere di utilizzare materiali sintetici per stimolare la crescita dell’osso.
  • Rialzo del seno mascellare. Al mascellare, nella parte superiore dei denti posteriori (dove sono i seni mascellari) l’osso può essere insufficiente per sostenere gli impianti. In questo caso si procede a sollevare la membrana sinusale e poi fa un riempimento di osso al livello dei seni per avere sufficiente struttura ossea per fissare gli impianti dentali.

3. La tecnica della TORONTO BRIDGE è una valida soluzione per una riabilitazione protesica in caso di edentulia (mancanza di totale di denti)?

La toronto bridge è una protesi di tipo fisso, essa viene realizzata su impianti dentali inseriti precedentemente nel mascellare superiore o nella mandibola del paziente, molto spesso in una sola seduta ambulatoriale. In seguito dopo un periodo di osteointegrazione degli impianti dentali, che va all’incirca dai 4 ai 6 mesi, si procede alla realizzazione della protesi fissa, in questo caso del toronto bridge.

La toronto bridge è attualmente una delle soluzione protesiche implantologiche molto diffusa sia per i costi contenuti nella sua realizzazione, sia per il grado di qualità che si riesce ad offrire ai pazienti e sia per il largo spettro di casistica in cui si può applicare.

 


 

Dr. Porro

1. quando si rende necessario devitalizzare un dente?
2. come si può capire se un dente è ben devitalizzato?
3. perchè occorre devitalizzare un dente due volte (ritrattare)?

 

 

1. Quando si rende necessario devitalizzare un dente?

La devitalizzazione di un dente si rende necessaria quando la polpa del dente è ammalata o danneggiata. Nella stragrande maggioranza dei casi quando il dente è dolente.
Una carie profonda, una grave malattia della gengiva, un incidente che abbia provocato la frattura del dente o la rottura dei vasi sanguigni che lo nutrono, sono tutte cause di sofferenza per la polpa.


2. Come si può capire se un dente è ben devitalizzato?

Attraverso il controllo radiografico è possibile verificare la corretta esecuzione della cura.
Come si può vedere da queste radiografie, prima della devitalizzazione era presente all’apice di una delle due radici un’area nera che indicava la presenza di un granuloma, cioè un’infezione batterica.
Dopo la devitalizzazione l’area nera è scomparsa e inoltre i canali delle radici si presentano radiologicamente con all’interno un “tubicino” bianco che arriva fino all’apice del canale.
Questi due aspetti della lastra eseguita dopo il trattamento ci assicurano che la devitalizzazione è stata ben eseguita.

3. Perché occorre devitalizzare un dente due volte (ritrattare)?

Quando un dente presenta una lesione endodontica o granuloma, necessita sempre un trattamento terapeutico mirato ad eliminare l’infezione. Se questo dente è già stato trattato, sarà necessario eseguire una seconda devitalizzazione: un ritrattamento endodontico. Le percentuali di successo di un ritrattamento sono inferiori a quelle di un trattamento su dente vergine, questo perchè bisogna by-passare eventuali ostacoli, eliminare i materiali da otturazione presenti all’interno del canale e risolvere difficoltà lasciate dal collega precedente prima di procedere alle normali procedure di sagomatura, detersione ed otturazione di tutto il tratto canalare.

 


 

Dr. Esposito

1. gli apparecchi ortodontici fissi possono danneggiare i denti?
2. a che età si è troppo vecchi per sottoporci ad un trattamento ortodontico?
3. a che età si deve portare un bambino dall'ortodonzista e si può iniziare un trattamento ortodontico?

 

 

1. Gli apparecchi ortodontici fissi possono danneggiare i denti?

Gli apparecchi ortodontici fissi non danneggiano lo smalto dei denti. Vengono applicati con dei compositi a rilascio di fluoro. Quando vengono poi rimossi alla fine del trattamento, il residuo di composito viene tolto con delle frese particolari create apposta per non danneggiare lo smalto dei denti.

2. A che età si è troppo vecchi per sottoporci ad un trattamento ortodontico?

Se i denti e le basi ossee sono sani non si è mai troppo vecchi per iniziare un trattamento ortodontico. In persone di 50-60 anni possono essere spostati allo stesso modo con cui lo sono denti e basi ossee sane in persone di 15-25 anni.

3. A che età si deve portare un bambino dall'ortodonzista e si può iniziare un trattamento ortodontico?

Considerato che alcune malocclusioni scheletrico-dentali si possono trattare già intorno ai 4/5 anni di età, possiamo considerare questa l'età più appropriata per la prima visita dall'ortodonzista. Inoltre, è proprio verso i 4/5 anni di età, che si preferisce trattare ortodonticamente le malocclusioni in cui si rileva un problema scheletrico che può complicarsi con la crescita, ad esempio il morso incrociato con latero-deviazione funzionale della mandibola o le terze classi scheletrico-funzionali.


 

Dr.ssa Rosaia

1. cervicale e mal di schiena sono sintomatologie che possono essere causate da un problema ai denti?
2. cos'è un Bite e a cosa serve?
3. un dolore all'orecchio, un ronzio persistente, possono essere causati da un problema all'articolazione temporo-mandibolare?

 

 

1. Cervicale e mal di schiena sono sintomatologie che possono essere causate da un problema ai denti?

Il dolore alla cervicale o più generalmente un mal di schiena può dipendere dai denti.
Ad essere più precisi, potrebbe essere causato dai muscoli della mandibola.
Normalmente la mandibola si muove senza interferire sui muscoli circostanti, ma a volte i muscoli mandibolari possono lavorare male e rimanere contratti e rigidi anche per breve tempo.

Quando accade?

Quando siamo in presenza di una cattiva chiusura dei denti (malocclusione), dovuta ad arcate dentarie oblique o basse, o alla mancanza di molari o più semplicemente in presenza di una gengivite laterale. Sappiamo che la mandibola è l’unica parte ossea che pende dal corpo è ha la necessita di muoversi in modo simmetrico. Qualora questo non succeda, la mandibola si troverà a lavorare più da una parte e tutta la muscolatura mandibolare ne risentirà, contraendosi.
Questa contrazione si rifletterà poi sui muscoli nelle vicinanze e di riflesso quindi sui muscoli e nervi presenti nella zona cervicale, causando i sintomi dolorosi di quella che comunemente chiamiamo “cervicale”.
Anche lo stress, come al solito fa la sua parte, perchè si è notato che in condizioni di stress si può arrivare al digrignamento dei denti durante la notte (Bruxismo), che comporta una contrazione lunga della muscolatura della mandibola e quindi ad un risveglio con quello che comunemente si chiama “collo rigido”.
Ma i sintomi della cervicale non sono l’unica conseguenza di una mandibola che lavora male.
Anche la postura del corpo può cambiare, portando sempre a conseguenze dolorose per la schiena.
No, perchè la colonna vertebrale si accorgerà di questo cambiamento e si piegherà a sua volta, per rispettare la posizione del capo, causando possibili dolori alla schiena.
Sarà, allora, il caso di prendere in considerazione una serie di fattori che possono aiutare a capire se il nostro dolore alla cervicale o alla schiena è causato dalla masticazione.

2. Cos’è un Bite e a cosa serve?

Bite in inglese vuole dire "morso", e sta a significare genericamente qualunque cosa mettiamo fra i denti.
Questi dispositivi odontoiatrici, proprio per il nome che portano, servono a MODIFICARE il combaciamento fra arcata dentaria mascellare e mandibolare, allo scopo di ritrovare una posizione perduta o per ricreare una possibilità di guarigione o di ricondizionamento neuro muscolare ed articolare. Servono inoltre per ristabilire schemi posturali perduti e quindi tutto ciò che può essere ad essi correlati: cefalee, mal di schiena, dolori cervicali, torcicolli, formicolii alle estremità, appoggi plantari, efficienza muscolare negli sportivi, vertigini, ronzii auricolari, apnee notturne ecc.

3. Un dolore all’orecchio, un ronzio persistente, possono essere causati da un problema all’articolazione temporo-mandibolare?

Ronzio, fischi, sibili, acufeni, ovattamento auricolare, sensazione di diminuzione dell'udito, (ipoacusia), vertigini, sensazione di instabilità dell'equilibrio, dolori articolari con scrosci e click nei movimenti della mandibola, dolori attorno all'orecchio, dolori all'occhio, dolori cervicali, si associano altre patologie come: la nevralgia del trigemino, la parodontite, la piorrea, il bruxismo, dolori da disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare.
Il mio consiglio è di fare una visita gnatologica che possa escludere o confermare una di queste cause e aiutarvi a trovare un rimedio efficace.

 


 

 

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